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Editoriale
03/01/2006
Invito al viaggio (F. Benedetti)

I soli declinati rivestono i campi, i canali, la città intera, di giacinto e d'oro. Il mondo s'addormenta in una calda luce. Tutto, laggiù, è ordine e bellezza [...]. Charles Baudelaire, Invito al viaggio ne I fiori del male, Parigi 1857.

 

L'avviarsi di un progetto esistenziale, professionale, artistico, educativo o spirituale che sia, è sempre ricollegabile alla metafora, insieme ovvia e potentissima, del viaggio. L'inizio di un viaggio è sempre una nascita, una rinascita, qualcosa che va celebrato, sottolineato e messo in risalto. Questo è il caso della nostra rivista. Una rivista che viene alla luce con intenti precisi.

Elios revue vuol essere una risposta strutturata alla recente crescita di interesse intorno al tema della responsabilità sociale. Una filiera di ricerca, di studio e di sensibilizzazione che muove dalle questioni tuttora aperte dello sviluppo sostenibile, della riforma del Welfare e della costruzione di una Europa della conoscenza.

Nel far questo però non intendiamo, per lo meno all'inizio del nostro percorso, evitare alcuni nodi problematici che ci paiono essenziali per dare al nostro “viaggio” il senso di un percorso esperienziale e non di un mero cambiamento di luogo. Il risultato di un'esperienza che nasce dalla riflessione su alcune questioni emergenti cui la rivista attraverso il suo svilupparsi, si propone di dare precise risposte.

Tutto ciò sulla base della considerazione che la riflessione ed il dibattito più recente sul tema della responsabilità sociale in realtà si sono concentrati attorno ad una serie di contenuti che hanno a che fare, risalendo per via causale, con questioni che le politiche, la riflessione generale, gli intendenti e l'uomo della strada devono fronteggiare e risolvere al più presto. Tali questioni sono dense di senso e le loro risposte possono indicare una via per i vari sistemi paese, configurandosi come la direzione di un viaggio da intraprendere.

Partiamo allora dalla prima questione.  Da Lisbona in poi, il problema centrale in Europa è il rapporto tra conoscenza e sviluppo economico.

Il miglioramento dei livelli e della qualità dell'istruzione e dell'educazione in generale, lo sviluppo della ricerca, la coesione sociale, i valori ambientali non sono elementi estranei alla crescita economica. Sono anzi elementi così direttamente riconducibili ad essa da improntarne l'intima natura, almeno all'altezza dei nostri tempi. Quella che, infatti, noi chiamiamo crescita economica e produttiva, non è mai da considerare solo ed esclusivamente un fenomeno economico, ma anche culturale. I valori culturali e sociali, un miglioramento qualitativo delle logiche di formazione ed un effettivo e concreto ampliamento dell'offerta formativa globale perciò sono gli antecedenti ed i conseguenti di tale crescita per cui si può dire che l'eventuale declino economico produttivo dell'Europa, o al contrario il suo rinnovato sviluppo, saranno legati alla capacità dell'Europa di rispondere ad una sfida culturale: quella della penetrazione, nei vari e differenti strati di cui si compone il tessuto sociale europeo, di una rinnovata cultura del lavoro e della responsabilità.

 

Oggi, quindi, il tema della responsabilità sociale è oggetto di dibattiti pubblici in tutta Europa. Eppure è ancora una sfida aperta la possibilità di un'effettiva adozione da parte delle imprese di piccole e medie dimensioni (pmi) di modalità di condotta conseguenti a tale costrutto. Giungiamo così al secondo nodo da sciogliere.

Le indagini ci indicano, allo stato dell'arte, che la mancanza di consapevolezza rappresenta il principale ostacolo alla promozione della responsabilità sociale, soprattutto per quanto concerne l'importanza e i benefici apportati dalla responsabilità sociale ad ogni impresa.

Al fine di sensibilizzare le imprese occorre affrontare numerosi problemi, la maggior parte dei quali può essere riassunta in questi termini: le imprese medio-piccole non hanno fiducia ad oggi che l'adozione di politiche e strategie societarie riconducibili al costrutto della responsabilità sociale possa produrre una situazione a più alta competitività. Quindi vantaggiosa e capace di giustificare investimenti in tal senso.

 

Dal momento che ancora non si dispone di conoscenze sufficienti sull'interesse commerciale, gli ostacoli e gli elementi a favore della responsabilità sociale, è chiaro che filiere di ricerca in grado di far pervenire alla realtà imprenditoriale almeno una raccolta di dati precisi potrebbero significativamente contribuire a favorire l'adozione della responsabilità sociale. In tal senso, soprattutto le piccole e medie imprese vanno maggiormente informate in merito ai potenziali benefici di pratiche socialmente responsabili. Appare allora quanto mai necessario ed auspicabile da parte del mondo della ricerca la promozione di un'approfondita analisi ed una corretta diffusione di informazioni sulle buone prassi in materia di responsabilità con il supporto ed il contributo delle parti sociali, di reti di imprese ed anche di associazioni di categoria.

La responsabilità sociale richiede la promozione di azioni di analisi e valutazione proprio perché da un lato, la valutazione dei risultati e delle prestazioni aiuta le imprese a migliorare le proprie prassi e comportamenti e facilita un'analisi comparativa e una valutazione della loro rispondenza alle aspettative delle parti interessate.

 

Giungiamo così al terzo elemento problematico, ossia l'acquisizione da parte di tutti i portatori di interesse (stakeholders) di una nuova cultura del lavoro. Ciò è indispensabile anche per coordinare in Europa le necessarie riforme del Welfare.

Esiste la necessità di una cultura del lavoro non astratta, ma capace di riconoscere i dinamismi dell'economia e della produzione e di creare nuovi modelli di difesa e di solidarietà nel mondo del lavoro. La visione fordista è stata superata non tanto dalla più recente legislazione sul lavoro promossa nei diversi Stati europei, quanto piuttosto dall'intrinseca evoluzione dell'economia stessa, sicché si sono create di fatto nuove figure lavorative e nuovi rapporti di lavoro, basti pensare a questo proposito alle nuove figure dei lavoratori della conoscenza. La strategia più plastica e significativa, in questo caso, non può consistere nel tentativo di bloccare questi fenomeni, ma nell'esprimere una nuova cultura del lavoro che concepisca nuove forme di solidarietà e tutele giuridiche nei riguardi dei lavoratori, soprattutto in chiave locale. Dovrebbe nascere una società civile europea soggetto attivo del nuovo lavoro. Essa, infatti, permetterebbe, se convenientemente promossa, di predisporre nuovi profili professionali, ad esempio nel settore emergente del privato sociale, di aumentare l'occupazione, di limitare la precarietà dei nuovi lavori e delle nuove figure professionali. Una nuova cultura ed una nuova etica del lavoro che siano in grado di consentire agli stati la possibilità di rileggere le forme della tutela della dignità del lavoratore senza chiudere le porte ai cambiamenti richiesti dalla nuova economia. Lo scopo ultimo per tutti sistemi europei del mercato del lavoro consiste nella capacità di orientare la ristrutturazione dei sistemi di Welfare, irrinunciabili non solo per motivi etici ma anche economici.

Insomma, il definitivo affermarsi della responsabilità e dell'etica sociale, soprattutto in riferimento al contesto europeo, può essere messa in relazione, in ultima analisi, alla volontà dei soggetti interessati di fare propri nuovi principi, risultato ultimo delle risposte ai nodi problematici che abbiamo rappresentato, e di esprimere la propria opinione sulle modalità in cui essi sono elaborati e applicati.

In quanto strumento dello sviluppo sostenibile, le logiche della responsabilità sociale possono essere applicate anche ad un contesto più vasto che sia in grado di ricomprendere numerosi aspetti della vita sociale degli individui e gran parte delle politiche strategiche degli stati, in particolare, l'occupazione, le questioni sociali e dell'istruzione, le politiche dello sviluppo e della cooperazione internazionale le politiche ambientali e del commercio e numerosi altre.

La responsabilità sociale può essere considerata, in definitiva, una forma emergente e nuova della contemporaneità. In questo senso, la rivista si rivolge non solo agli esperti ed agli studiosi ma alla società civile, configurandosi come un invisible college aperto a tutti coloro che, provenienti da culture e percorsi diversi, vogliano cimentarsi con le questioni che la realtà sociale ed economica ci propongono. E quindi vogliano offrire un contributo a questo viaggio comune che corrisponde all'effettiva evoluzione della nostra società civile.





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